
Di corsa, trafelato, per prendere quell’autobus. Perennemente in ritardo. Uno sguardo ed un timido sorriso. Reciproco. Lei si spostò per lasciarlo passare. Gli fece spazio una volta validato il biglietto. La sfiorò appena. Quel tanto per sentirne il corpo, la presenza, il profumo. Un brivido. Una scossa. Un lampo. Un emozione. Inaspettata.
Lo aveva visto arrivare, di corsa, lungo la via. Aveva tifato per lui, sperando che davvero riuscisse a prenderla quella corsa. Lo aveva notato senza farsi vedere. Da dietro il finestrino. Dall’autobus. In piedi. Ma ora che gli era passato affianco aveva sentito la sua presenza, il suo corpo. Un istante. Un brivido. Una scossa. Un lampo
Si erano guardati. Sorpresi, con l’innocente stupore di chi vede inaspettatamente per la prima volta. Ma si erano riconosciuti. Nessun senso e nessuna logica. Come se quella prima volta fosse solo l’ennesima volta. Ancora un altro istante.
Si erano cercati. Si erano trovati. In silenzio.
Pure lui l’aveva notata. Se ne stava appeso al palo, cercndo di contrastare in equilibrio precario il moto irregolare del mezzo nel traffico. La osservava. Cercando di non essere notato. Di non essere frainteso. Di non essere visto. Impossibile resistere. Doveva guardarla.
Lei non lo perdeva di vista da quando lo aveva visto correre lungo il marciapiede. Non voleva farsi notare. Non doveva farsi vedere, non riusciva a staccare lo sguardo da lui. Sentiva la sua presenza. Una corrente che scorreva tra due corpi. Due poli opposti, collegati.
Un paio di fermate, gente che sale, gente che scende. Ed eccolo di nuovo vicino. Sentiva la sua essenza. Percepiva il suo respiro. Assaporava il suo profumo. E lui sentiva lei. Profumava di rosa e di vaniglia. Voleva toccarla. Irresistibile desiderio proibito.
Lungo il palo, due mani si sfiorano. Si avvicinano. Si toccano. Un nuovo brivido lungo la schiena. Una scossa per entrambi. L’imbarazzo di toccare qualcuno morendo dalla voglia di farlo ma sapendo di non poterlo fare. Due sconosciuti che si conoscono da sempre.
Ma per quale ragione? Un istante e subito distante.
La osservava nel riflesso del vetro. Le guardava le mani, magre, le dita sottili, curate, lo smalto di un rosso scuro, sensuale ed elegante. Qualche anello. Nessuna fede. Era mora, capelli sbarazzini. Piccolina e magra. Allegra. Due occhiali grandi, ingombranti, che la rendevano personaggio. Due occhi castani, vispi e lucidi. Tra loro un paio di sguardi, timidi ed imbarazzati. Un sorriso accennato, quasi di scusa per esser stati scoperti ad osservarsi. Per non ammettere quel senso di attrazione, reciproca.
Lei lo guardava fingendo di osservare la città. Ne osservava il viso, la barba corta, i capelli grigi. Forse coetaneo. Nessuna fede al dito. Nessun anello. Nessun particolare fuori posto. Lo sentiva.
Il coraggio mancato di tentare un aproccio. Mille parole nella testa, nessuna buona per farsi avanti.
Una frenata. Una nuova fermata. Un ultimo sguardo prima di scendere.
Sono un cretino. Sono una scema.
Adesso la seguo, non posso perderla.
Troppo tardi. La porta si chiude ed il mezzo riparte.
Un ultimo sguardo. Ti occasioni perdute.
Un istante. E subito distante.
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