
Ci vive Adelmo, su quell’isola. Che pare uno scoglio.
Con la sua barchetta, una volta in settimana, sfida le onde e le correnti per scendere a terra. E’ abbronzato, rugoso, una maschera di pelle rovinata dal sole e dalla salsedine, con due occhi azzurri del colore del mare. Ha il colore delle rocce e per occhi due turchesi. I capelli grigi hanno il colore della schiuma delle onde.
Parla poco Adelmo. Solo quando serve. Ma parla con i gesti, con la sua postura e con quegli occhi che sembrano guardarti dentro. Una radiografia, una risonanza magnetica senza attrezzatura.
E’ come la sua terra. Può essere un’isola oppure uno scoglio. Lui è così. Scontroso, rude e pericoloso se ti avvicini troppo. Non morde ma intimorisce. Accogliente quando vuole, un porto protetto su un’isola che potrebbe farvi sentire a casa, ma solo quando gli si va a genio. Un po’ scoglio, un po’ isola. Non si interpreta, si prende così come viene.
A noi rimane il privilegio di conoscerlo. E di scambiarci due sguardi, quando sbarca in paese. Raramente più di un saluto.
“Sta arrivando Adelmo” – un po’ scoglio un po’ isola. Ecco la sua barchetta, piccola nelle onde.
E tutti si preparano, in fermento, all’evento.
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