
Ci sono oggetti che snobbiamo. Li vediamo sporchi e lordi, li avviciniamo schizzinosi, mantenendo la distanza ed allontanandoli appena possibile. Ma alla fine ci servono, li usiamo. E, forse, senza, non potremmo starci. Difficilmente. Siamo abituati bene a quanto pare. Siamo topi evoluti. L’utilitarismo fatto superiorità. Ci sono pure persone che snobbiamo. Troppo superiori, forse, ci sentiamo.
C’era questo scopettone. Dignitoso, bianco e stiloso. Non era banale, tondo e dozzinale. Se ne stava decoroso, in un bagno da bar piccolo ma lindo, a suo modo pure elegante. Se ne stava impassibile tra mattonelle quadrate, eleganti e semplici. Un abbinamento cromatico banale ma piacevolmente garbato. Pronto all’uso. E la sua forma? perfettamente plasmata, incastonata nell’angolo. Un angolo di bellezza. Cruda e rivoltante attrazione. Per uno scopettone. Nient’altro che plastica bianca di forma appropiata.
Vediamo talvolta le persone come scopettoni. Capita spesso. Li troviamo ai margini, alle stazioni, nei vicoli periferici, non sempre ci importunano. Togliamo lo sguardo. Ci sentiamo osservati. Li sappiamo sozzi e luridi. Senza osservarli davvero. Non serve mica, perchè noi già lo sappiamo. Abbiamo timore e pensiamo ad allontanarci velocemente. Pregiudizi e superiorità. Incapaci di capire che pure uno scopettone ha la sua dignitosa utilità. E se anche non ci serve, perchè non guardarli? potremmo apprezzarne la forma e capire che tutti hanno uno scopo nel mondo. E qualcuno che pulisca dalla merda che creiamo, torna sempre utile. Noi si che teniamo all’igiene.
Nessuno che lavi noi. E noi, sempre a pensarci i più puliti.
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