
Ci sono momenti in cui stare al mondo è sconsolante. Mi capita, ormai, quasi ogni giorno. Succede, sempre, quando giro in città. Non sopporto più la frenesia, la maleducazione, l’egoismo, la prevaricazione dell’altro. Non digerisco più la fretta.
La tecnologia esasperata sarà la nostra condanna. Sempre più stupidi, sempre più incapaci di pensare autonomamente, di fare un ragionamento logico, di trovare una soluzione. Tutti di fretta, frenetici, con il telefono in mano, lo sguardo assente puntato allo schermo ed il pollice che scrolla. All’infinito.
Non c’è soluzione, mi dicono.
Certo che c’è rispondo. Siamo noi a decidere cosa facciamo, nessuno, ancora ci costringe a nulla.
Basterebbe pensare più in analogico, provare a ritornare al mondo di prima, no, non come trogloditi nella caverna, ma come persone che non si affidano totalmente, smisuratamente, senza alcun filtro e controllo alle tecnologie. Imparate a limitare l’uso del telefono. Ritornate a fare le cose manualmente, a prendervi il vostro tempo, ad usare le mani ed il cervello.
E passate più tempo in montagna, dove la vita è semplice. Dove tutto può essere fatto limitando le tecnologie. Dove, spesso, i telefonini non hanno campo ed allora, niente social, niente messaggi, niente internet e niente chiamate. Una pacchia. Un sogno.
In montagna la vita è vera. Calma. Essenziale.Semplice, silenzioso e reale. Nessun filtro, nessun disturbo. Nella vita in montagna c’è tutto quello di cui ho bisogno.
Giudicate voi quanta bellezza esiste ancora in questo mondo.






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