
Era da tutta la mattina che correva. Con il suo monopattino, sudato, le gocce che scendevano dal caschetto aperto. Che avrebbe riparato gran poco in caso di caduta.
Aveva fame. Tanta fame. Era tutta la mattina che portava in giro colazioni. E poi pranzi. Di domenica. Saliva al quinto piano e questi, assonnati, in mutande, scalzi, mezzi nudi, in vestaglia, lo accoglievano come se la fame fosse già passata. Solo ora arrivi? Ti sembra l’ora? Sei in ritardo. Colpa sua. In ritardo. Sempre di corsa, sempre in ritardo.
In ritardo per cosa? Mezzogiorno. Domenica. Ti sei appena alzato, e mi guardi con disprezzo perchè arrivo solo ora? Sbuffi pure. E la tua ragazza, mezza nuda, di dietro. Che attende impaziente.
Ora tocca a lui. Si riposa, sulla panchina, con il sole dietro le nuvole. Meritato, agognato riposo. Tra qualche ora si riparte, di corsa, per pochi euro che non ripagano nemmeno il suo, di pranzo. Quello che sta ordinando, proprio ora. Dalla panchina, sdraiato, stanco, finito, affamato, alle tre del pomeriggio. Sudato e con la pancia che grida.
Chiamo Deliveroo, perchè Glovo sono io. Un pranzo veloce, stra guadagnato. Una mattina di corsa, per due involtini primavera, un pasticcio di melanzane ed un’acqua gasata. Li aspetto qui. Sulla panchina. Mi faccio servire, come un signore.
E che arrivino veloci, che qui nessuno ha tempo da perdere. Solo tanta fame. Un altro giro di giostra. Tra poco ricomincia.
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