
L’ultimo bambino mi chiamava Bubi. Siamo stati assieme per quasi tre anni. Mi ha buttato in terra, strattonato, accarezzato, coccolato e parlato tanto, fin da quando non sapeva parlare. Sono stato il suo amico e confidente. Sono stato il suo sfogo. Abbiamo dormito quasi sempre assieme, mi schiacciava e mi stringeva forte. Sono stato coperto di giochi, di sbava e di vomito. Mi baciava e coccolava. C’ero sempre. E lui per me.
Questa mattina è giunta l’ora. Durante una corsa sono scivolato fuori dallo zainetto. Mi ha perso. Non ho fiatato, non sarebbe servito a nulla, quando giunge l’ora. Se ne sarà già accorto. Chissà quanti pianti e quanta tristezza. Ma la vita continua. Si va sempre avanti, guardando al domani. Come per i precedenti padroncini, rimarrà loro il mio ricordo. Quell’orsacchiotto morbido e paffutello. Rosa. Uno strano colore per un orsacchiotto.
Mi ha raccolto l’anziana signora. Con tanta fatica, piegandosi lentamente, sorretta dal vecchio che stava al suo braccio. Mi hanno pulito e spazzolato. E mi hanno delicatamente lasciato qui seduto, sul muretto del parco giochi. “Chissà come sarà triste quel bambino, senza il suo orsacchiotto” l’ho ho sentita dire, allontanadosi silenziosa e lenta. E lui le ha risposto: “lo ritroveranno”. E se non sarà quel bambino, mi prenderà un altro, perchè è così che vivono gli orsacchiotti. Da un letto all’altro. Da un bimbo all’altro. Perchè le cose belle rimangono nei ricordi, più belle di quando c’erano. Perchè la mente imbroglia, nasconde, cancella e migliora le brutte cose. Perchè noi si possa andare avanti, fiduciosi ed ottimisti, con i migliori ricordi possibili.
Sto aspettando. Il mio nuovo padroncino. Arriverà presto, ne sono sicuro. Chissà come sarà e quale nome vorrà darmi. Non vedo l’ora.
Leave a reply